La prima volta che ho tenuto in mano un prodotto a base di funghi funzionali, ho letto l’etichetta tre volte senza capire quasi nulla. Non perché fossi distratta, ma perché il settore degli integratori a base di funghi ha un linguaggio tutto suo, fatto di termini tecnici usati in modo non sempre coerente, percentuali che sembrano rassicuranti ma che da sole dicono poco, e diciture che suonano bene ma che non garantiscono nulla di concreto.
Ho impiegato mesi a capire davvero cosa cercare. Adesso lo spiego in un articolo, perché penso che chiunque voglia integrare i funghi nella propria routine meriti di farlo con gli occhi aperti.
Perché le etichette dei funghi sono spesso confuse
Il mercato degli integratori a base di funghi è cresciuto rapidamente nell’ultimo decennio, molto più velocemente della regolamentazione che lo governa. In Europa esistono linee guida generali sugli integratori alimentari, ma non standard specifici e universali per i prodotti a base di funghi funzionali. Questo significa che due prodotti con etichette apparentemente simili possono essere molto diversi in termini di qualità, concentrazione e biodisponibilità.
Il ricercatore ceco Vaclav Vetvicka, immunologo dell’Università di Louisville e uno degli studiosi più citati nel campo dei beta-glucani, ha più volte sottolineato nei suoi lavori come la variabilità nella composizione dei prodotti commerciali renda difficile sia la valutazione scientifica che la scelta consapevole da parte del consumatore. Non è un problema secondario: riguarda direttamente ciò che arriva nel nostro organismo.
La prima cosa da guardare: da cosa è fatto il prodotto
Sembra ovvio, ma non lo è. Un prodotto “a base di funghi” può contenere cose molto diverse tra loro.
Il corpo fruttifero è la parte del fungo che conosciamo visivamente: il cappello, il gambo, la struttura che cresce sopra o fuori dal substrato. È la parte storicamente usata nella medicina tradizionale cinese e giapponese, e in genere quella con la maggiore concentrazione di composti attivi, inclusi i beta-glucani.
Il micelio è invece la rete di filamenti che il fungo sviluppa nel substrato di crescita, spesso su cereali come riso o avena. Viene raccolto e liofilizzato insieme al substrato, il che significa che il prodotto finale può contenere una quota significativa di amido e carboidrati, non di composti fungini. Non è necessariamente un prodotto inferiore in assoluto, ma è importante sapere cosa si sta comprando.
Alcuni prodotti combinano entrambi. L’importante è che l’etichetta lo dichiari chiaramente, specificando le proporzioni o almeno la fonte. Se la voce “fonte” è assente o vaga, vale la pena chiedersi perché.
Beta-glucani: il numero che conta davvero
Se c’è un dato che vale la pena cercare su un’etichetta, è la percentuale di beta-glucani. I beta-glucani sono i polisaccaridi che caratterizzano i funghi funzionali dal punto di vista scientifico: sono i composti su cui si concentra la ricerca legata al supporto immunitario e ad altri processi fisiologici.
Una percentuale indicata in etichetta, spesso scritta come “beta-glucani ≥ X%”, è un segnale di trasparenza da parte del produttore. Significa che il contenuto è stato misurato e certificato, non semplicemente stimato. Prodotti seri indicano percentuali che variano generalmente tra il 20% e il 40% o più, a seconda del fungo e del metodo di lavorazione.
Attenzione però a un errore comune: confondere i polisaccaridi totali con i beta-glucani. Sono cose diverse. I polisaccaridi includono anche l’amido, che è abbondante nei prodotti a base di micelio coltivato su cereali. Un prodotto con “40% di polisaccaridi” può avere una percentuale di beta-glucani reali molto più bassa. Cercare l’indicazione specifica dei beta-glucani, non dei polisaccaridi generici, è una delle letture più utili che si possa fare.
Estratto o polvere integrale: cosa cambia
Questa distinzione vale quasi quanto la precedente. Un estratto è un prodotto che ha subito un processo di concentrazione, pensato per aumentare la biodisponibilità dei composti attivi. Gli estratti acquosi, in particolare, sono tradizionalmente usati per estrarre i beta-glucani idrosolubili. Gli estratti alcolici o dual-extract (acqua più alcol) servono invece a recuperare anche i triterpeni, composti liposolubili presenti in alcuni funghi come il Reishi.
La polvere integrale, al contrario, è semplicemente il fungo essiccato e macinato, senza concentrazione. Non è un prodotto inferiore di per sé, ma ha una concentrazione di composti attivi generalmente più bassa e una biodisponibilità che dipende molto dalla digestione individuale. La parete cellulare dei funghi è composta di chitina, una sostanza difficile da digerire per il sistema umano, il che significa che non tutti i composti presenti nel fungo integrale vengono assorbiti efficacemente.
Quando in etichetta si legge “estratto X:1” significa che per produrre una parte di estratto sono stati utilizzati X parti di fungo fresco. Un estratto 10:1 è teoricamente dieci volte più concentrato della polvere integrale di partenza, ma questo rapporto da solo non è sufficiente a valutare la qualità: dipende da cosa si è estratto e con quale metodo.
Il peso del dosaggio
Un altro elemento che molti trascurano è il dosaggio per porzione. Un prodotto può avere un’ottima composizione e percentuali eccellenti di beta-glucani, ma se la dose giornaliera raccomandata è troppo bassa, i benefici restano teorici. La maggior parte della ricerca sui funghi funzionali lavora su dosaggi giornalieri che variano tra i 500 mg e i 3 grammi di estratto, a seconda del fungo e dell’obiettivo.
Leggere quante capsule o quanti grammi di polvere costituiscono la dose consigliata, moltiplicare per la percentuale di composti attivi dichiarata e confrontare con i riferimenti della letteratura scientifica è un esercizio che richiede cinque minuti ma che può cambiare radicalmente la valutazione di un prodotto.
Certificazioni e origine: segnali di serietà
Un’etichetta che indica l’origine geografica del fungo non lo fa per folklore. La composizione chimica dei funghi varia significativamente in base al territorio, alle condizioni climatiche e ai metodi di coltivazione. Prodotti certificati biologici riducono il rischio di contaminazione da pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze indesiderate, un aspetto particolarmente rilevante per i funghi, che tendono ad assorbire e concentrare ciò che trovano nel substrato e nel terreno.
Le certificazioni di terze parti, come analisi condotte da laboratori indipendenti, sono un altro segnale di trasparenza produttiva. Non tutti i brand le comunicano apertamente, ma chi lo fa sta dicendo qualcosa di preciso sulla propria filosofia.
Come ho applicato tutto questo a iFunghi
Quando ho iniziato a sviluppare iFunghi, avevo già passato abbastanza tempo a studiare etichette altrui da sapere esattamente cosa non volevo. Non volevo un prodotto vago, con diciture generiche e percentuali di polisaccaridi totali spacciate per garanzia di qualità. Volevo qualcosa che potessi leggere io stessa senza dover cercare interpretazioni.
Per questo in iFunghi trovi dichiarati i beta-glucani reali, non i polisaccaridi generici. Usi estratti da corpo fruttifero. Sai cosa stai prendendo e in che quantità. Non perché sia un valore aggiunto di marketing, ma perché quando convivevo con dolore e ritmi difficili e cercavo qualcosa che avesse senso per il mio corpo, avrei voluto trovare un brand che mi parlasse così.
Leggere un’etichetta è già un atto di cura
Non è necessario diventare esperti di micologia per scegliere bene. Bastano poche domande da porsi davanti a un prodotto: da quale parte del fungo proviene? Sono indicati i beta-glucani specifici? È un estratto o una polvere integrale? Il dosaggio per porzione è in linea con la ricerca disponibile? L’origine è dichiarata?
Chi produce con cura risponde a queste domande sull’etichetta, senza che tu debba chiederlo. Chi non lo fa non sta necessariamente vendendo un prodotto cattivo, ma ti sta chiedendo una fiducia cieca che, nel campo del benessere, non è mai la scelta più intelligente.
Ilenia S., fondatrice di i funghi del benessere
Fonti e riferimenti
- Vetvicka, V. & Vetvickova, J. (2014) — Immune-enhancing effects of Maitake and Shiitake extracts — Annals of Translational Medicine
- Wasser, S.P. (2002) — Medicinal mushrooms as a source of antitumor and immunomodulating polysaccharides — Applied Microbiology and Biotechnology
- Stamets, P. (2005) — Mycelium Running — Ten Speed Press (riferimento generale su morfologia e composizione dei funghi)
- Regolamento UE 1169/2011 sull’etichettatura degli alimenti e Direttiva 2002/46/CE sugli integratori alimentari
- Mizuno, T. (1999) — The extraction and development of antitumor-active polysaccharides from medicinal mushrooms — International Journal of Medicinal Mushrooms
Disclaimer: I contenuti di questo articolo hanno finalità puramente informative e divulgative. Non costituiscono diagnosi medica, consiglio terapeutico o indicazione all’uso di prodotti a scopo curativo. I funghi funzionali sono integratori alimentari e non sostituiscono farmaci né trattamenti medici. Per qualsiasi condizione di salute consultare sempre un medico o professionista sanitario qualificato.



