Se dovessi indicare una differenza tra il lavoro di oggi e quello di vent’anni fa, probabilmente non parlerei di tecnologia, smart working o intelligenza artificiale. Parlerei di attenzione.
Sempre più professionisti trascorrono le proprie giornate prendendo decisioni, gestendo informazioni, partecipando a riunioni, rispondendo a messaggi e passando continuamente da un’attività all’altra. Il lavoro fisico, per molti, è diminuito. Quello mentale è aumentato in modo esponenziale.
E forse è proprio qui che si trova una delle chiavi per capire perché manager, imprenditori e professionisti stanno mostrando un interesse crescente verso il mondo dei funghi funzionali. Non perché cercano scorciatoie. Non perché inseguono l’ennesima moda wellness. Più semplicemente, perché stanno cercando di proteggere una delle risorse più preziose che possiedono: la qualità delle proprie energie mentali.
La nuova fatica non è quella che si vede
Una delle cose che mi capita di osservare più spesso parlando con professionisti è che molti faticano perfino a riconoscere il tipo di stanchezza che stanno vivendo.
Non tornano a casa distrutti fisicamente. Non hanno necessariamente svolto attività pesanti o particolarmente stressanti nel senso tradizionale del termine. Eppure si sentono svuotati.
La mente continua a lavorare anche dopo cena. Le idee si sovrappongono. Le notifiche arrivano a qualsiasi ora. Le decisioni da prendere sembrano non finire mai. È una forma di affaticamento molto diversa da quella che conoscevano le generazioni precedenti.
Negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre più spesso di “knowledge work”, il lavoro della conoscenza. Una categoria che comprende manager, consulenti, imprenditori, professionisti, creativi e tutte quelle figure il cui principale strumento di lavoro non è il corpo ma il cervello.
Quando il cervello diventa il principale asset professionale, è inevitabile che aumenti l’attenzione verso tutto ciò che riguarda concentrazione, lucidità mentale e gestione dell’energia.
Il problema non è lavorare tanto
Questo è un punto che trovo particolarmente interessante. Molte persone pensano che il problema sia semplicemente lavorare troppo. In realtà non è sempre così.
Conosco professionisti che lavorano molte ore ma riescono comunque a mantenere un buon equilibrio. E conosco persone che, pur lavorando meno, si sentono costantemente sopraffatte. La differenza spesso non riguarda la quantità di lavoro, ma il numero di interruzioni.
Secondo una ricerca della University of California Irvine guidata dalla professoressa Gloria Mark, una delle maggiori studiose del rapporto tra tecnologia e attenzione, il tempo medio che una persona dedica a una singola attività prima di essere interrotta o cambiare focus è diminuito drasticamente negli ultimi anni.
Il problema non è soltanto lavorare. È lavorare in un ambiente, molto spesso tossico, che interrompe continuamente il pensiero.
Perché si parla sempre di più di focus
Negli anni Duemila la parola chiave era “produttività” e il mantra era diventato essere “multitasking”. Oggi invece l’attenzione sta tornando sul conceto di “focus”.
Non è un caso che libri, podcast e newsletter dedicati alla concentrazione stiano vivendo una nuova stagione di popolarità. Sempre più persone si stanno accorgendo che la vera sfida non è fare più cose. È riuscire a fare bene quelle che contano.
Lo scrittore e ricercatore americano Cal Newport ha costruito gran parte del proprio lavoro attorno al concetto di “deep work”, il lavoro profondo. L’idea è semplice: la capacità di concentrarsi senza distrazioni sta diventando una competenza sempre più rara e, proprio per questo, sempre più preziosa. Osservando ciò che accade nel mondo del lavoro, credo che abbia ragione.
Dove entrano in gioco i funghi funzionali
È in questo contesto che si inserisce il crescente interesse verso alcune specie di funghi.
Chi lavora in ambiti ad alta intensità cognitiva tende spesso a interessarsi a tutto ciò che riguarda attenzione, chiarezza mentale, gestione dello stress e benessere generale.
Negli ultimi anni, ad esempio, il lion’s mane è diventato uno dei funghi più citati nelle conversazioni dedicate al focus mentale. Parallelamente, il reishi viene spesso associato a routine serali orientate al recupero e al rilassamento, mentre il cordyceps compare frequentemente nei contesti legati alla vitalità e all’energia quotidiana.
La ricerca sta studiando diversi composti presenti in queste specie per comprenderne meglio il ruolo e i possibili meccanismi di azione. È un ambito interessante, ma che richiede sempre equilibrio e realismo. Quello che trovo più significativo, però, è un altro aspetto.
Non cercano performance, cercano sostenibilità
Se c’è una cosa che emerge parlando con molti professionisti è che raramente cercano di lavorare ancora di più. Anzi. Molti stanno cercando esattamente il contrario.
Vogliono evitare il burnout. Vogliono arrivare a sera con ancora un po’ di energia da dedicare alla famiglia, agli amici o a sé stessi. Vogliono sentirsi lucidi durante una riunione importante senza vivere continuamente tra caffeina, stress e affaticamento. In altre parole, stanno cercando sostenibilità.
E credo che questo cambiamento culturale sia uno degli aspetti più interessanti dell’intero fenomeno wellness contemporaneo.
Una riflessione che mi capita spesso di fare
Quando ho iniziato a interessarmi al mondo dei funghi per poterli suggerire ad un pubblico in target mi sono posta mille domande. Mi immaginavo che il pubblico principale fosse composto da appassionati di nutrizione naturale o da persone particolarmente attente al benessere. Negli anni, invece, ho scoperto qualcosa di diverso.
Tra le persone più curiose nei confronti di questi temi ci sono spesso manager, imprenditori, consulenti, professionisti e lavoratori della conoscenza. Persone abituate a prendere decisioni, gestire complessità e lavorare con la mente per molte ore al giorno.
Forse perché hanno capito prima di altri una cosa molto semplice: oggi la vera risorsa limitata non è il tempo. È l’attenzione.
In conclusione
L’interesse crescente di manager e professionisti verso i funghi funzionali racconta molto del mondo in cui viviamo. Non parla soltanto di alimentazione o benessere. Parla di concentrazione, stress, qualità del recupero e sostenibilità mentale.
In un’epoca in cui il lavoro è sempre più cognitivo e sempre meno fisico, proteggere la propria lucidità mentale sta diventando una priorità. Ed è probabilmente questo il motivo per cui sempre più persone stanno iniziando a guardare ai funghi funzionali non come a una moda, ma come a un tassello di una routine più ampia orientata all’equilibrio.
Fonti e approfondimenti
- Newport, C. Deep Work: Rules for Focused Success in a Distracted World.
- Mark, G. Research on attention, multitasking and digital interruption. University of California Irvine.
- Wasser, S. P. Medicinal Mushroom Science and Research.
- National Center for Biotechnology Information (NCBI). Reviews on medicinal mushrooms and cognitive wellness.
- Harvard Business Review. Focus, productivity and knowledge work.
- World Health Organization (WHO). Mental well-being and workplace health.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere di un professionista sanitario qualificato.



